domenica 25 giugno 2017
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Ipovisione

L'ipovisione è una condizione di ridotta capacità visiva, bilaterale e irreversibile, che condiziona lo svolgimento delle normali attività quotidiane

L'ipovisione può essere centrale, legata ad una lesione che colpisce principalmente l'acutezza visiva, determinando difficoltà nell'attività per vicino (lettura, esecuzione di lavori fini, riconoscimento della fisionomia di un volto, etc.) e periferica, legata ad una compromissione della retina e/o delle fibre extramaculari, che provoca un'alterazione del campo visivo, con riduzione dell'autonomia di movimento del soggetto.

L’ipovisione colpisce sia gli adulti che i bambini.

Circa un milione e mezzo di persone in Italia presentano un visus che non supera i 3/10.
L’incidenza dell’ipovisione nell’adulto in Italia e nei Paesi industrializzati, è collegata all’aumento della durata della vita, con conseguente incremento della frequenza della degenerazione maculare ma anche della retinopatia diabetica.
Per quanto riguarda i bambini si calcola che 1 bambino su 1000 sia affetto da ipovisione.
La degenerazione maculare e la retinopatia diabetica sono le due cause più frequenti di diminuzione della vista nel nostro Paese.

Altre cause sono il glaucoma, la retinopatia pigmentosa, le degenerazioni maculari giovanili ed i traumatismi oculari.
Per quanto riguarda i bambini le cause principali sono l’ambliopia, la cataratta, il glaucoma, la degenerazione maculare, l’albinismo, la toxoplasmosi, le malformazioni congenite.
Non vi è una cura ma, qualunque sia l’età dell’ipovedente, o il tipo di deficit visivo, si può limitare o attenuare l’handicap e ridare un minimo di funzionalità, dunque aumentare l’autonomia e l’indipendenza della persona ipovedente e quindi migliorare la sua qualità della vita.


Questo può essere ottenuto attraverso la rieducazione visiva che tenta di ottenere:

 

       -  un miglioramento della visione residua

       -  un maggiore adattamento degli ausili ottici

       -  un adattamento del comportamento del soggetto all’ambiente.

 

La rieducazione non migliora l’acuità visiva, cioè non restituisce la vista, tantomeno arresta un eventuale peggioramento della malattia.

Il lavoro di rieducazione è faticoso, perché il soggetto deve cambiare le proprie abitudini di vedere ed imparare nuove strategie visive.
Con la volontà di riuscire la persona ipovedente può aumentare la sua efficienza visiva.

La rieducazione tenta di ottenere un miglioramento funzionale che può essere ottenuto:

 

-       sui movimenti oculari

-       sulla coordinazione occhio-mano

-       sulla capacità di discriminazione

 

Grazie a questo miglioramento funzionale, la rieducazione favorisce un miglio uso delle possibilità visive attuali, attenua la stanchezza visiva, permette l’adattamento del gesto e dunque diminuisce la mancanza di destrezza, spesso frequente in caso di ipovisione.

 

L’esame e la rieducazione dell’ipovisione si basano su una stretta collaborazione fra:

 

       - il medico oculista, che tratta la malattia e/o ne segue l’evoluzione

       - l’ortottista, che esegue l’esame motorio, sensoriale e funzionale e procede alla rieducazione     

       - l’ottico, che propone e spiega i diversi ausili ottici

       - altri specialisti la consulenza dei quali può essere utile

 

Dopo la visita dell’oculista e la determinazione del migliore ausilio ottico, l’ortottista esegue gli esami di base, osserva il comportamento visivo, spiega e cerca di aiutare il paziente a migliorare la sua efficienza visiva, a diversi livelli, rieducando la discriminazione, i movimenti oculari, la coordinazione oculo-manuale, l’organizzazione spaziale, la lettura e stimolando la memoria visiva.
Queste possibilità sono ancora poco conosciute e, spesso, i soggetti ipovedenti in età avanzata hanno la tendenza a rinchiudersi in sé stessi e ad isolarsi, credendo che non vi sia più niente da tentare.
Grazie all’evoluzione dell’elettronica e dell’informatica l’attrezzatura per la rieducazione è molto migliorata in questi ultimi anni.
Non vi sono più soltanto le lenti di ingrandimento ed i piccoli sistemi telescopici ma numerose applicazioni dei computer e dei strumenti elettronici di guida per gli ipovedenti.

Una parte importante della rieducazione consiste nell’individuare il migliore dispositivo di ingrandimento, che permetta ad una immagine abbastanza allargata di proiettarsi su un’area di retina periferica ancora attiva.

Vi sono 3 tipo di ausili o accorgimenti utili per l’ipovisione:

 

  • Ausili ottici:

- lenti di ingrandimento a mano o con supporto

- occhiali ingrandenti

- lenti telescopiche per lontano e vicino

- fibre ottiche

 

  • Accorgimenti non ottici:

- migliore illuminazione e contrasto ambientale

- sedersi vicino al monitor ad alta frequenza e contrasto

- lampade speciali

- filtri

- libri stampati in caratteri speciali, audioguide o ebook

- guide per la lettura e scrittura

- leggìo o tavoli ergonomici

 

  • Ausili ingrandenti elettronici:

- monitor, video ingranditori, sistemi di riconoscimento a sintesi vocale

 

Con la grande quantità di tecnologie attualmente disponibili è necessario avere molta pazienza per determinare quale sia l’ausilio più adatto per ogni singolo caso.

Sono indispensabili la partecipazione attiva del paziente e le sedute di riabilitazione: in effetti molti pazienti, che provano con soddisfazione ed entusiasmo gli ausili presso gli ottici, rinunciano in seguito alla loro utilizzazione in casa.
Gli errori e le difficoltà incontrate permetteranno di elaborare gradualmente una nuova strategia visiva.

La rieducazione si svolge con un numero di sedute ed una frequenza che cambia per ogni paziente, a seconda del tempo necessario all’adattamento e dall’assiduità del paziente nello svolgere gli esercizi di allenamento, da continuare autonomamente a domicilio.

 

 

 

 
   

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