domenica 25 giugno 2017
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Strabologia

La Strabologia è una branca ultraspecialistica dell’Oftalmologia trattante lo studio della motilità oculare nei suoi aspetti sia motori che sensoriali.

La componente motoria della muscolatura estrinseca oculare è stata sempre considerata ed associata alla componente sensoriale, questo perché entrambe sono in armonico equilibrio tra loro.

Le interconnessioni motorie e sensoriali sono tali che a volte la componente motoria, entro dei limiti, compensa la componente sensoriale alterata e viceversa.

L’apparente normo-assialità degli assi visivi non deve essere considerata elemento tranquillizzante per una integrità della visione binoculare singola, che invece si esprime più compiutamente in presenza di una valida fusione motoria, una sufficiente ampiezza fusiva e una chiara stereopsi.

La fusione motoria è sempre data dai movimenti oculari che permettono la fissazione foveale e la fusione sensoriale; tale capacità fusionale deve esprimersi validamente sia in convergenza che in divergenza da un minimo di 10 ad un massimo di 25 diottrie prismatiche sia per lontano che per vicino e deve altresì essere presente una chiara stereopsi ai test standard.

Sappiamo dalla fisiopatologia della visione binoculare singola che perché tali parametri possano espletarsi in termini corretti intervengono vari elementi, e tra essi, ruolo fondamentale è certamente rappresentato dalla corretta visione sia da lontano che da vicino, con integrità del meccanismo di accomodazione.

Generalmente, quando si affronta una patologia seriamente compromettente la componente motorio-sensoria a carico della muscolatura estrinseca oculare, si cerca sempre di valutarne l’esatto grado di rilevanza al fine di poter scegliere la soluzione migliore, ottica o chirurgica che sia, per il paziente.

Qualora la soluzione chirurgica risulti indispensabile, si procede ad una serie di indagini diagnostiche attraverso le quali si valuta l’entità dell’alterazione anatomo-funzionale, ma soprattutto si cerca di risaltare o simulare con test specifici il recupero delle strutture oculari e del loro sinergismo nel processo della visione binoculare nel post-chirurgia.

In questi casi, tuttavia, si tratta sempre di situazioni in cui il paziente avverte già da molto tempo (se adulto) una soggettiva ed oggettiva alterazione del suo stato di binocularità che evidentemente non ha riscontrato alcuna significativa miglioria precedentemente con ausili ottici o altre terapie.

Sicuramente un modesto oppure grande recupero funzionale del suo stato di visione binoculare comunque viene da egli stesso in seguito riscontrato, senza che vi siano state particolari controindicazioni od effetti secondari alla scelta terapeutica di natura chirurgica, sempre preventivando ovviamente la necessità di una continua correzione dell’eventuale difetto refrattivo o di intervenire nuovamente sui muscoli in seguito per poter meglio stabilizzarne la situazione.

In Strabologia, così come nelle più sofisticate branche chirurgiche della Medicina, non esistono dei concetti assoluti in termini di terapia chirurgica o di trattamento ortottico, pertanto conta moltissimo l’esperienza clinica ed operatoria acquisita negli anni ma soprattutto la valida interpretazione del quadro clinico ai fini della migliore strategia da seguire; in genere non si possono mai garantire al paziente per principio etico in tale branca dei risultati eccellenti o facilmente preventivabili in modo assolutistico: le variabili soggettive sono molte e gestibili solo dopo un lunghissimo percorso di esperienza clinica nel settore.

Inoltre non tutte le forme di strabismo sono operabili così come non sempre i migliori risultati chirurgici si ottengono realizzando un unico intervento, spesso infatti possono ripresentarsi forme recidivanti oppure sarà necessario programmare ulteriori interventi a distanza di tempo per meglio consolidare i risultati prefissati (reinterventi).

I reinterventi sono in genere più complessi e richiedono una maggiore attenzione intraoperatoria.

Vi sono inoltre forme di strabismo che, seppur a fronte di un ottimo risultato chirurgico, non consentono il ripristino dei parametri fusionali o la stereopsi nel paziente e quindi, specie nel soggetto adulto trattato tardivamente, ci si limita ad effettuare un intervento con una finalità estetica piuttosto che funzionale.

Generalmente all’intervento si giunge attraverso diversi passaggi che possono includere gli esercizi pleottici, terapie antiambliopiche o correzioni ottiche prismatiche quando praticabili; i risultati post-operatori conseguiti andranno in seguito mantenuti e sarà il chirurgo stesso a consigliare la terapia correttiva migliore per il migliore recupero funzionale.

Una serie di variabili soggettive devono essere attentamente considerate durante la valutazione ortottica del paziente e spesso i controlli possono essere ripetuti a distanza di breve tempo al fine di definire meglio l’evoluzione della patologia (strabismi paralitici o torcicolli oculari).

Anche in ambito strabologico l’approccio tra il soggetto adulto e quello pediatrico è differente.

Un corretto inquadramento clinico e una diagnosi tempestiva costituiscono una base fondamentale sulla quale poi poter interagire durante il trattamento delle varie forme di strabismo; pertanto il medico o il pediatra di base, l’ortottista o anche gli stessi genitori che hanno riscontrato una anomalia nell’allineamento degli assi visivi del bambino o nella fissazione, il minimo segno di scompenso della visione binoculare avvertito invece dal soggetto adulto (diplopia, blocco oculare in una determinata posizione di sguardo, deficit dell’accomodazione, ecc.) è bene che venga valutato tempestivamente dallo specialista al fine di un corretto inquadramento clinico.
 
   

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